Addio Oscar Schmidt, leggenda del basket. Il ricordo dello storico dello sport
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Da Raffaele Ciccarelli (Storico dello Sport affiliato alla Siss Società italiana di storia dello sport) riceviamo e volentieri pubblichiamo questo ricordo dell’ex giocatore di basket Oscar Schmidt, scomparso a causa di un tumore al cervello all’età di 68 anni.
Oscar Schmidt sta a Caserta e al basket come Diego Maradona sta a Napoli e al calcio: potrebbe essere semplicemente questa l’equazione della passione che ha accomunato gli sportivi campani in un periodo in cui la loro regione era diventata il centro del mondo. Cosa ha fatto il secondo è universalmente noto, Oscar non ha potuto gioire direttamente per l’unico scudetto del basket finito a sud della Penisola, perché aveva lasciato Caserta proprio la stagione precedente, ma più di un pezzetto è e lo ha sentito sicuramente suo.
Vita da Oscar. Nato in Brasile ma di origini chiaramente tedesche, Oscar ebbe una lunghissima carriera caratterizzando il basket italo brasiliano per ventisei anni, che possono essere efficacemente sintetizzati nei numeri che l’hanno caratterizzata: cinque partecipazioni ai Giochi Olimpici, da Mosca 1980 a Atlanta 1996, record di punti mondiali assoluto (49737), superato solo di recente da LeBron James, giocatore straniero con più punti in Italia, il tutto grazie alla sua Mão Santa, la mano santa, che può tranquillamente essere paragonata al piede sinistro del Pibe de Oro, che spesso si vide dalle parti del Palamaggiò per vedere le gare del brasiliano. Oscar ha rappresentato uno dei tasselli importanti con cui si costruì la magica Juvecaserta che vinse il titolo.
Non posso usare parole diverse, mie e prese in prestito, di quelle con cui ho descritto la sua avventura nel saggio «La Reggia del Basket» pubblicato nel collettaneo «Un secolo di basket in Italia»: “Il terzo uomo di questo cammino virtuoso della Juvecaserta fu una diretta richiesta di Tanjević e rispondeva al nome di Oscar Schmidt. Ala dalla mano “pesante”, Oscar si compenetrò totalmente con l’ambiente casertano, contribuendo a portare la squadra con le sue prestazioni, le sue “bombe” da tre, a sfiorare lo scudetto e la Coppa Korac, riuscendo a mettere le mani solo sulla Coppa Italia del 1988, ma contribuendo in quasi un decennio alla crescita della squadra che avrebbe coronato il suo sogno e percorso la stagione dopo il suo addio alla Reggia.
“Oscar è un’ala lunga e pesante. Gratta il cielo dall’alto dei suoi 205 centimetri e si muove lentamente. Eppure, non gli si riesce a togliere gli occhi di dosso. Non è né brutto, né meccanico. È semplicemente armonico, grazie alla sua mano santa […] Canestro dopo canestro. Partita dopo partita. Con prestazioni da 40 e 50 punti una dietro l’altra, si guadagna l’amore di una città, prendendosi il soprannome di “Re delle Triple”. (L. Micheli, E’ stata la mano santa – Oscar Schmidt, in www.aroundthegame.com). Dopo otto stagioni ricche di canestri a Caserta il passaggio a Pavia e poi il ritorno in Brasile, ma la Città della Reggia gli era rimasta nel cuore, come Lui era nel cuore dei casertani, la notizia della sua dipartita, causa una lunga malattia, ha lasciato costernato tutto l’ambiente sportivo e tutti quelli che conoscevano la Mão Santa.
