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Calcio italiano: è caos totale. L’analisi dello storico dello sport

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Da Raffaele Ciccarelli (Storico dello Sport affiliato alla Siss Società italiana di storia dello sport) riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo di analisi sul caos per la scelta del nuovo commissario tecnico dell’Italia e dintorni….

Qualora ci fosse stata la necessità di capire ulteriormente perché il nostro calcio versa in una situazione quasi di sfascio, basta semplicemente seguire le vicende che hanno caratterizzato l’ultimo periodo sulla nomina del Commissario Tecnico per la Nazionale. Un totale esempio del peggior dilettantismo, scandito con tempi biblici che hanno portato la situazione, in pratica, al ristagno. Basta seguire la cronologia dei fatti:

1) il 22 giugno è eletto alla presidenza della Figc Giovanni Malagò, dopo dubbi dell’ultimo momento sull’eleggibilità, evidentemente lanciati da qualche “franco tiratore”; 2) dopo circa un mese di trattative, il neopresidente è riuscito a convincere Paolo Maldini ad accettare il nuovo ruolo di presidente di Casa Italia; 3) assunto l’incarico, Maldini, con il suo consigliere Leonardo, si mette all’opera per trovare la figura adatta a ricoprire il ruolo di CT, individuata da subito in Andrea Pirlo, anche se vengono intavolate altre trattative, che falliscono e riportano allo stesso Pirlo; 4) aspettando solo la ratifica, salta immediatamente, e forse definitivamente, la candidatura di Pirlo, perché esce fuori il suo ruolo, politicamente sgradito, di ambassador per un’agenzia di scommesse russa, probabilmente anche qui a causa di qualche “franco tiratore”; 5) se salta definitivamente Pirlo, quasi sicuramente arriveranno le dimissioni di Maldini e Leonardo, in una sorta di aborto prematuro.

Cinque punti che pesano come macigni, e che ci danno un triste quadro del momento attuale. Possibile che sia così complicato trovare una figura che possa ricoprire il ruolo di CT? Che debba essere, la scelta, oggetto di tutti questi equilibrismi? È chiaro che le dimissioni del duo Maldini-Leonardo suonano un po’ come una presa di posizione estrema, a voler imporre il loro pensiero, ignorando o non considerando il terzo interlocutore, proprio Malagò, che poi sarebbe quello che dovrebbe avallare il tutto. E si sa che Malagò, per quel ruolo, è quasi in parola con Roberto Mancini, mentre alla finestra, misteriosamente non interpellato, ci sarebbe sempre Antonio Conte.

In questo momento, però, il nodo cruciale non è la scelta del CT, ma le ingerenze esterne, che si fanno sempre più pressanti e pericolose, quelle sì, per l’intero sistema calcio italiano. Di intromissioni da parte della politica ne abbiamo appena avuto un esempio durante i mondiali appena conclusi negli Stati Uniti, con Donald Trump che ha fatto più di un’invasione di campo, e con Gianni Infantino che ha tenuto bellamente aperta la porta, oltre a reggere lo strascico reale, totalmente assoggettato, e soggiogato, al potere trumpiano. Il ruolo di Pirlo quale rappresentante dell’agenzia russa ha scatenato il solito coro di benpensanti, che però a loro volta sembrano dimenticare proprio le azioni di Trump.

“Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”, avrebbe detto sicuramente il buon Ginettaccio Bartali, perché poi i momenti di crisi capitano a tutti, ma chissà perché gli altri li risolvono subito e brillantemente: passi per la Francia, di cui si sapeva dell’addio di Didier Deschamps e di Zinedine Zidane nuovo selezionatore della Francia, ma in Germania, altra grande in crisi, il problema lo hanno risolto in meno di due settimane dall’eliminazione mondiale, e non coinvolgendo una figura secondaria (ci perdoni Pirlo…), ma Jurgen Klopp, che sta almeno al Pep Guardiola, interpellato a vuoto anche da Maldini e socio. Non abbiamo più appeal, e questo è assodato, ma non facciamo nulla per migliorare, anzi ci muoviamo peggio. “La situazione è grave, ma non è seria”, avrebbe detto il buon Ennio Flaiano, intanto sembra di essere davanti a dilettanti allo sbaraglio…

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