L’Italia è il quinto paese al mondo per attacchi cyber
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A Marzo 2026, le organizzazioni e attività italiane hanno subito in media 2.424 attacchi informatici a settimana, una cifra maggiore del 21,5% rispetto alla media globale che si attesta a 1.995 attacchi settimanali. L’Italia diventa quindi il quinto paese più colpito da questo genere di hackeraggio, con Lombardia, Emilia Romagna e Veneto tra le regioni più colpite. Negli ultimi anni, la crescita è stata del 42%, globalmente del 49%. Nel mondo, ai primi posti ci sono Ucraina, Israele, Romania e India.
Questo genere di fenomeno, chiamato hacktivismo, ha come obbiettivo portare a termine dei cyberattacchi a scopo politico. I settori più colpiti la pubblica amministrazione, i beni e servizi al pubblico e l’industria. Mentre a livello globale è il settore dell’istruzione a rimanere il più soggetto.
Attenzione, visto il periodo, ad un aumento rilevante del 30% rispetto all’ultimo anno degli attacchi in ambito ospitalità, viaggi e tempo libero.
Il gruppo di hacker più attivo è filo-russo, a cui vengono ricondotti più del 55% di questi attacchi. La tecnica più usata sono gli attacchi <<DDos>>, azioni mirate a colpire un sito o un server, sovraccaricandolo, per renderlo inaccessibile. E’ il fenomeno del <<ransomware>>, un malware che blocca l’accesso ai dispositivi andando a crittografare i file (cioè trasformare informazioni leggibili in un formato incomprensibile) fino al pagamento di un riscatto.
Questo crea ingenti danni finanziari e operativi, obbligando le attività coinvolte a cedere alla richiesta di pagamento per riprendere il flusso di lavoro evitando la cessione di dati sensibili.
Anche in questo contesto va citata l’espansione dell’Intelligenza Artificiale, che purtroppo su questo tema non fa altro che amplificare la portata e la precisione degli attacchi, favorendone la proliferazione. Non è un caso che negli ultimi anni siano pericolosamente aumentati del 333% i malware progettati per neutralizzare i controlli di sicurezza.
Un altro dato evidenzia come 1 prompt su 28 inviati da ambienti aziendali presentava un alto rischio di perdita di dati. Un ulteriore 17% dei prompt presentava dati sensibili.
Una situazione che diventa ogni anno più pericolosa e complessa da arginare, visto che al contrario gli hacker diventano sempre più precisi e gli attacchi sempre più difficili da prevedere, ed è altrettanto complicato proteggersi o difendersi. Con l’avanzare dell’intelligenza artificiale che aumenta la portata dei danni e dei tentativi di hackeraggio.
