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Spread, un “sorpasso” storico: dopo diversi anni, la Francia fa più paura dell’Italia

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Per oltre un decennio l’Italia è stata la “sorvegliata speciale” dei mercati europei, il Paese chiamato ogni volta a dimostrare di saper tenere in ordine i conti. Oggi lo scenario si è ribaltato. Da alcune settimane infatti i titoli di Stato francesi rendono più di quelli italiani: un sorpasso che non si vedeva da anni e che racconta, dati alla mano, quanto sia cambiata la mappa del rischio nell’Eurozona.

I numeri, aggiornati alla chiusura di oggi, parlano chiaro. Il titolo decennale francese (l’OAT) viaggia intorno al 4,8%, mentre il corrispondente italiano (il BTP) si ferma al 4,57%. Il titolo tedesco – il Bund, considerato il più sicuro d’Europa – rende invece il 3,47%. Tradotto: oggi è Parigi, non Roma, a pagare di più per farsi prestare denaro sui mercati.

Ma cosa significa questa notizia, in parole semplici? Quando uno Stato ha bisogno di soldi emette dei titoli di debito e promette a chi li compra un interesse, chiamato rendimento. Più un Paese è percepito come rischioso, più alto deve essere l’interesse che offre per convincere gli investitori. Lo spread, di cui tanto si è parlato negli anni della crisi, non è altro che la differenza tra il rendimento di un titolo e quello tedesco, preso come riferimento: più il numero è alto, più il mercato diffida di quel debito. Per l’Italia quel differenziale si è attestato intorno ai 109 punti base, ai minimi da tempo.

Invece, a spingere la Francia in difficoltà è soprattutto la crisi dei conti pubblici. Il 1° ottobre il governo guidato dal premier Sébastien Lecornu ha presentato una manovra lacrime e sangue da oltre 40 miliardi di tagli, con l’obiettivo di riportare il deficit dal 5,4% del Pil verso il 5%. Un piano che prevede stipendi pubblici e pensioni congelati e che, alcuni giorni fa, ha portato in strada centinaia di migliaia tra studenti e lavoratori, tra scioperi e tensioni di piazza. Sullo sfondo, un’instabilità politica cronica: dal 2024 circa nessun governo ha una vera maggioranza, e la stessa sopravvivenza dell’esecutivo dipende dalle mosse del Rassemblement National di Marine Le Pen. Non stupisce che il debito francese sia arrivato a pagare interessi ai massimi dal 2002.

Attenzione, però, a non leggere il sorpasso come una promozione piena per l’Italia. Il nostro Paese resta gravato da un debito pubblico nettamente più alto, intorno al 138% del Pil contro il 119% francese, e i rendimenti elevati continuano a pesare sui conti dello Stato. La differenza, oggi, la fanno la direzione e la credibilità: i mercati premiano chi mostra deficit in calo e una guida politica stabile, e in questo momento è l’Italia, non la Francia, a trasmettere maggiore affidabilità. Un equilibrio tutt’altro che garantito, che andrà confermato nei prossimi mesi: sui mercati, come insegna proprio la storia recente del nostro spread, la fiducia si guadagna lentamente e si può perdere in fretta.

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