Tennis, Cobolli vola in finale ad Acapulco: e con un successo su Tiafoe il tennis azzurro scriverebbe la storia
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Flavio Cobolli è in finale all’ATP 500 di Acapulco. Il romano, classe 2002, ha superato in semifinale il serbo Kecmanovic con il punteggio di 7-6, 3-6, 6-4 dopo oltre due ore e mezza di gioco, conquistando la prima finale del 2026 – la quarta in carriera e la terza in un torneo ATP 500.
Una vittoria costruita con grande maturità: Cobolli ha portato a casa il primo set recuperando da 0-3 nel tiebreak, ha incassato la reazione del serbo nel secondo parziale e si è imposto nel terzo dopo essere andato sotto 2-0. Una prestazione che gli vale l’ingresso al 17° posto del ranking ATP, eguagliando il best di carriera. E’ anche il primo italiano di sempre in finale ad Acapulco. Questa notte in palio il titolo contro l’americano Frances Tiafoe, avanti 2-0 nei precedenti diretti.
Oltre alla potenziale vittoria in finale, però, c’è molto più di un trofeo. Una vittoria di Cobolli aprirebbe infatti uno scenario senza precedenti per l’intero movimento azzurro. Vincendo, il romano farebbe il proprio ingresso al n. 15 ATP, raggiungendo per la prima volta la Top 15 mondiale. E a quel punto l’Italia conterebbe tre giocatori contemporaneamente nei primi 15 della classifica: Jannik Sinner, che si contende stabilmente la prima posizione con Alcaraz, Lorenzo Musetti in quinta e Cobolli appunto in quindicesima. Un primato assoluto, mai raggiunto da quando, nel 1973, è stata introdotta la classifica computerizzata.
Per misurare la portata dell’impresa, basti pensare che nemmeno la mitica generazione che vinse la Coppa Davis nel 1976 vi era mai riuscita. Adriano Panatta, capace di toccare il n. 4 del mondo nell’agosto di quell’anno – miglior best ranking di sempre per un italiano fino all’avvento di Sinner, Corrado Barazzutti (n. 7 nel 1978) e Paolo Bertolucci (n. 12), raggiunsero infatti i loro picchi in momenti diversi, senza mai sovrapporsi nella parte nobile della classifica. La Squadra d’Oro che fece sognare l’Italia non ebbe mai tre azzurri contemporaneamente in Top 15.
Cinquant’anni dopo l’epoca di Panatta e compagni, il tennis italiano è dunque a un solo match dal compiere un’impresa collettiva senza precedenti. La firma può metterla un ragazzo di 23 anni che in poco più di tre stagioni è passato dal numero 165 del mondo alle porte dell’élite mondiale. A confermare, ancora una volta, che quella che stiamo vivendo è davvero un’era d’oro per il nostro tennis.
