20 Ottobre 2020

ART News

Le Notizie in Tempo Reale

Torna il Digital Media Fest: vetrina delle nuove tendenze videodigitali. Intervista a Janet De Nardis

4 min read

Torna dal 30 novembre al 2 dicembre il Digital Media Fest, fondato e diretto dalla giornalista Janet De Nardis, che promuove un nuovo modello di incontro, tra mercato cinematografico tradizionale da un lato, nuovi autori e giovani produzioni che utilizzano il web come canale produttivo e distributivo, dall’altro. La manifestazione è il più grande evento in Italia dedicato all’evoluzione digitale a 360°. Ci sarà spazio per i prodotti audiovisivi webnativi con il concorso dedicato ai cortometraggi, viral video, Vertical video, prodotti VR, ma largo anche alle webserie e gaming.

Per capire la vera essenza di questo evento abbiamo intervistato la sua fondatrice: Janet De Nardis

Come si svolge il Festival?

“Questo è un anno di grande attesa. L’intenzione, come sempre, è quella di realizzare un Festival in presenza con panel, workshop, anteprime, ma anche con un importante spazio dedicato al mercato e ai pitch, e poi l’evento finale della premiazione. Siamo comunque pronti ad un piano B e in base alle possibili restrizioni del Governo, potremmo anche realizzare la prima edizione totalmente online. Nelle precedenti edizioni eravamo sempre in streaming e alcuni incontri erano già stati sperimentati su piattaforma. Perciò, in ogni caso, anche se eventualmente solo via web, garantiremo i contenuti e la possibilità di interazione tra giovani artisti, produttori affermati e rappresentanti di brand.”

Cosa l’ha spinta a creare il Digital Media Fest?

“Fin da giovanissima, (sono oltre vent’anni che lavoro nel settore della comunicazione e dell’audiovisivo) ho riscontrato le difficoltà esistenti nel creare dei veri e propri ponti tra giovani creativi, grandi produzioni, brand e istituzioni. Poi, ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con produzioni americane che nel 2011 e 2012 hanno prodotto web serie che hanno raggiunto numeri importanti di visualizzazioni. Da lì ho intuito che l’audiovisivo in pillole potesse essere un volano per far conoscere le capacità di giovani creativi alle grandi produzioni che non sempre hanno il tempo e il modo di scremare tutte le opere presenti sul web. A quel punto ho deciso di creare una vera e propria vetrina, nella quale selezionavo le opere più meritevoli. Stiamo parlando del 2012/2013, anni in cui sono nati fenomeni come i The Jackal, i The Pills, la Buoncostume, i Licaoni, e tutti gruppi creativi che poi sono diventati famosissimi, ma anche youtuber che si sono reinventati nel mondo dell’audiovisivo da Claudio Di Biagio a Cane Secco, e registi come Ivan Silvestrini, Vincenzo Alfieri e tantissimi altri”.

“E’ stata una vera e propria scommessa: in quel periodo tutti pensavano fosse solo una moda del momento, invece, grazie al festival l’attenzione sia delle istituzioni e dei grandi produttori è cresciuta sempre di più. Ho avuto il piacere di collaborare all’inserimento della nomenclatura “web serie” nelle legge regionale dell’audiovisivo (della Regione Lazio) e ho visto nascere i primi bandi dedicati a queste opere. L’altra innovazione è stata quella di coinvolgere i brand che proprio a partire dal 2015/2016 hanno iniziato ad investire molto su questo genere di prodotti. Comunicare sul web in un momento di crisi degli investimenti pubblicitari, riduceva i costi e sembrava anche più efficace, rispetto ad esempio alle inserzioni sui giornali. Così questo mercato è cresciuto sempre di più e oggi sono molti i creators che realizzano web serie o video spot, branded”.

“E’ divenuto evidente a tutti che per attirare l’attenzione, soprattutto dei più giovani, fosse necessario attirarli verso qualcosa che potesse parlare il loro linguaggio. Così, in 8 anni, dalla prima edizione del festival è cambiato completamente tutto il panorama della filiera audiovisiva. Nel 2013 nessuno scommetteva su un cinema ‘in rete’ ed era lontanissima l’idea di un mercato che poteva viaggiare soprattutto attraverso piattaforme come Netflix o Amazon. Realtà che oggi pervadono anche il settore cinematografico. Per capire la portata del cambiamento, basterà pensare che prima del Digital Media Fest, quando fondai il Roma Web Fest, ho dovuto creare un sottotitolo: ‘Il cinema ai tempi del web’, perché solo il nominare prodotti ‘webnativi’, sembrava un insulto al cinema”.

Alla luce della pandemia che ha prima svuotato e poi fortemente ridotto le presenze in sala, quale può essere il contributo del web e delle nuove tecnologie al mondo del cinema? E soprattutto intravede nel futuro una inversione dei ruoli?

Per me il cinema resta il mondo magico e ineguagliabile attraverso cui si viene immersi in un’altra realtà e si vivono vite altri, avventure senza tempo, provando emozioni profonde”.

“Sono sicura che il cinema non sparirà mai così come non è successo per il teatro. Semplicemente cambiano i tempi, cambiano i mezzi, ma soprattutto cambiano le abitudini delle persone. Prima ad esempio le persone passavano più tempo in famiglia, a casa e davanti alla televisione, tutte insieme per vedere lo stesso programma. In quel periodo c’era l’esigenza di prodotti di lunga durata e fruibili a più livelli generazionali. Con il tempo la frenesia della quotidianità ha evidenziato un tipo di fruizione differente, accelerata ancora di più dall’arrivo del coronavirus. In questo caso il cambiamento è stato accentuato sia dal fatto che l’imprevedibilità dell’evento non ha permesso alle televisioni di adattarsi repentinamente a nuovi modelli, sia dal fatto che costretti dal lockdown in uno stesso spazio le famiglie hanno sentito l’esigenza di prodotti diversificati in base alle proprie esigenze e tempistiche. Anche per questa ragione il modello delle piattaforme digitali che distribuiscono prodotti differenti è diventato vincente”.

“Detto questo ritengo che il cinema abbia una valenza sociale ineludibile e non sparirà a meno che non intervengano fattori esterni imprevedibili, come nuove pandemie che, rendono tutto più complicato, al di là delle volontà delle singole persone”.