28 Settembre 2020

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Giuseppe Conte ha deciso: Armando Siri fuori dal governo

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Armando Siri fuori dal governo. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso la revoca del sottosegretario leghista, indagato dalla procura di Roma per corruzione. Il decreto di revoca è stato adottato dal premier, sentito il Cdm che ha a lungo dibattuto. Conte ora chiederà la sottoscrizione della revoca al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Andiamo avanti con la fiducia dei cittadini”, ha affermato il premier.

La Lega ha definito “civile e pacata” la discussione in Cdm. I ministri Giulia Bongiorno e Matteo Salvini sono intervenuti per ribadire la “fiducia nel premier ma anche a difesa di Armando Siri, innocente fino a prova contraria”.
Non c’è stata alcuna votazione in Consiglio dei ministri sulla proposta di revoca avanzata da Giuseppe Conte. Il voto non era necessario per la revoca, che è disposta dal premier, sentito il parere del Cdm. Sia il presidente del Consiglio sia il suo vice Luigi Di Maio avevano nei giorni scorsi espresso la loro contrarietà a procedere a una votazione che avrebbe di fatto certificato la spaccatura nel governo sulla vicenda.

Luigi Di Maio convoca subito dopo la riunione una conferenza stampa in cui afferma: “Grazie a quello che abbiamo proposto come M5s, il Cdm ha deciso di avviare la procedura di revoca dell’incarico ad Armando Siri perché quando si parla di inchiesta di corruzione e mafia la politica deve agire prima della giustizia”, ha aggiunto. Il vicepremier ha poi sottolineato che la decisione è stata presa “non perché Siri sia colpevole, ma semplicemente perché quando si parla in una inchiesta di corruzione e mafia e ci sono condotte inaccettabili per un governo del cambiamento, la politica deve agire prima dei giudici e dei magistrati”.

E ancora: “Mi fa piacere non si sia andati alla conta, il nostro obiettivo non era avare una superiorità numerica né morale. Non è una vittoria del M5s ma degli italiani onesti. Non c’è principio di colpevolezza, valuteremo sempre caso per caso come forza politica, ma ci vuole precauzione come istituzioni, perché teniamo alla credibilità di questo governo, non potevamo chiudere un occhio”. “In una giornata in cui l’Italia è scossa da inchieste su temi che riguardano la cosa pubblica, per me è altrettanto importante che il governo oggi abbia dato un segnale di discontinuità rispetto al passato”, aggiunge Di Maio il quale ha confermato che i toni della discussione “sono stati distesi” e che non c’è nessuna crisi all’orizzonte: “Ci siamo detti che andiamo avanti e che ci sono tante cose da fare per gli italiani, le faremo insieme nei prossimi 4 anni”.

Da parte sua Conte si compiace che dal Cdm ci sia stata “piena fiducia” nel suo operato. E descrive la discussione come “franca e non banale”. Definisce la soluzione trovata dal governo come “la più giusta”, al fine di “preservare la fiducia dei cittadini”, senza la quale “non potremmo mai sentirci il governo del cambiamento”. Come da prassi, Conte presenterà la proposta di revoca al capo dello Stato Sergio Mattarella, che dovrà emanare un decreto ad hoc.