23 Settembre 2020

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Usa 2020: i candidati dem uniti contro Trump, ma divisi su sanità e tasse sui ricchi

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Uniti sull’impeachment del presidente Donald Trump, divisi tra liberal e moderati sulle altre priorità, dalle tasse sui ricchi alla copertura sanitaria universale.

Si è concluso senza particolari colpi di scena il quinto dibattito tra i candidati democratici che si contendono la nomination del partito per la corsa alla Casa Bianca.

Dopo il ritiro di Beto O’Rourke e Bill de Blasio e la mancata qualificazione all’evento di Julian Castro, al dibattito hanno partecipato: Joe Biden, Bernie Sanders, Pete Bittigieg, Elizabeth Warren, Cory Booker, Kamala Harris, Andrew Yang, Tom Steyer, Tulsi Gabbard e Amy Klobuchar.

Trump “è probabilmente il presidente più corrotto della storia moderna americana” ma “non possiamo semplicemente farci consumare da Donald Trump perché se lo faremo perderemo le elezioni”, è stato il monito del ‘socialista’ Bernie Sanders.

Elizabeth Warren ha puntato sull’elettorato femminile. “Io sono per il diritto dell’aborto: le donne d’America possono contare su di me” ha detto. La senatrice americana ha parlato anche della situazione migranti. “Dobbiamo fermare Donald Trump dal continuare a creare crisi al confine” con il Messico ha sottolineato.

Kamala Harris cerca senza grande successo di trovare il tocco magico che aveva all’inizio della campagna elettorale. Cory Booker è defilato: l’unico momento di notorietà lo conquista proponendo la legalizzazione della marijuana e stuzzicando Biden al riguardo.

L’ex vicepresidente riesce a spiccare sui rivali solo in poche occasioni,  mostrando la forza della sua esperienza. Lo fa criticando l’Arabia Saudita e la Cina sui diritti umani, facendo diretto riferimento anche agli uiguri. Sanders e Biden fanno fronte comune su eventuali indagini nei confronti di Trump al termine della sua presidenza.

Pete Bittigieg evita gli attacchi per tutta la prima ora del dibattito, poi viene incalzato dalle rivali Klobuchar, Harris e Tulsi Gabbard. ‘Mayor Pete”, così come è conosciuto, si difende mostrandosi sicuro di sè sotto pressione. “Su questo palco ci sono più di 100 anni di esperienza di Washington e guardate dove siamo!” dice a Klobuchar che, pur lodandolo, non lo ritiene abbastanza di esperienza per poter sfidare Trump e batterlo.

Ammettendo le sue difficoltà con gli elettori afroamericani, sui quali non riesce a fare breccia, e di non essere mai stato discriminato per il colore della pelle, Buttigieg spiega però come il suo essere gay lo abbia talvolta fatto sentire un estraneo nel suo stesso paese, un “escluso e un emarginato”. Il sindaco di South Bend poi si rivolge direttamente agli americani: per battere Trump serve qualcosa di diverso e di “nuovo. Io non gioco a golf e sono probabilmente la persona più povera su questo palco” dice evocando Barack Obama e la sua capacità di unire. “Non corro solo per sconfiggere Donald Trump, ma per aprire l’era del dopo Trump. Perché va bene l’impeachment ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo raccogliere i pezzi e unire il paese”.

Nessun riferimento durante le due ore di confronto a una possibile candidatura di Michael Bloomberg. Il prossimo appuntamento fra i candidati si terrà a Los Angeles a dicembre, pochi giorni prima di Natale.